Il bosco

Il bosco fu messo a dimora nel 2003, alla fine dell’inverno.
Millecinquecento alberelli, alti 30 centimetri.
Degli astoni, così si chiamano le piantine di uno o due anni, innestate, provenienti dal vivaio e pronte per la messa a dimora. Nessuno immaginava che nel corso dell’estate , dopo una primavera particolarmente siccitosa, l’Europa venisse colpita da una massiccia ondata di caldo, che raggiunse il suo apice nei primi quindici giorni di agosto. Un fenomeno eccezionale, per durata e intensità, reso particolarmente insopportabile a causa dell’alto tasso d’umidità dell’aria; in effetti numerosi record di temperatura furono battuti in diverse città europee

Nell’Emisfero Settentrionale del Pianeta, se si prende come riferimento il periodo che va dal 1880 ad oggi, l’estate del 2003 rimane fra le più calde di sempre, soprattutto in Europa.
Nel nostro continente quell’estate fu senza dubbio la più calda degli ultimi secoli, in particolare ad agosto quando il caldo si accanì con maggior ferocia e temperature medie anche di quattro-cinque gradi superiori alla norma.
In Francia fu causa del decesso di circa quindicimila persone ma anche in Spagna, Italia e Germania le vittime furono numerosissime e più in generale nell’intero continente si stima che siano state oltre cinquantamila le persone morte prematuramente per colpa della calura insopportabile.

In un contesto così disastroso, Gloria e io ci trovammo a combattere per difendere le nostre piantine.
In assenza di un impianto goccia a goccia fu necessario approntare un sistema di canne di gomma, srotolate per tutta la collina. Lei viveva in quel momento stabilmente a Palmo di Terra. Io no. Fummo costretti a consumare tutto il mese di agosto, quello delle nostre vacanze insieme, dalle sei del mattino fino al tramonto, a bagnare, bagnare, bagnare, cercando di salvare il salvabile. A fine stagione, alle prime piogge, il bilancio fu di mille piante salvate e circa quattrocento che non ce l’avevano fatta. Tutto sommato, non era andata così male, nonostante tutto. La prova che fummo costretti a superare ci sembrò una sorta di esame a cui la natura ci aveva voluto sottoporre, per accertare quanto fosse radicata, è il caso di dirlo, la nostra determinazione a vivere lì, in campagna, rinunciando alle comodità, ai vizi e alle abitudini della città. Gloria si lasciò andare a un commento che mi emoziona ancora. Il proposito di farli crescere quegli alberi: “Non so cosa riuscirò a fare nella vita, ma mi piace pensare di aver cambiato segno a un pezzo di paesaggio, realizzando un bosco, dove qualcuno un giorno verrà a sedersi ai piedi di un albero, a godere dell’ombra”.